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Percorso espositivo

Piano Primo


Piano Terra


Il GeoMuseo MonteArci, è dedicato appunto al Monte Arci, ai suoi minerali e alle sue rocce in cui è scritta la sua storia geologica. Questo è possibile grazie ad un percorso museale, che si articola attraverso ricostruzioni paleoambientali e numerosi reperti, provenienti dalla Collezione Vincenzo Incani.

La storia del Monte Arci inizia molto tempo fa, in un periodo in cui la geografia della terra era diversa da come la conosciamo oggi, conseguenza dei movimenti della crosta terrestre.
In origine sul pianeta Terra, vi era un solo continente chiamato Pangea e un solo mare, chiamato Panthalassa. In seguito il Pangea inizia a frammentarsi, formando diversi continenti; fra questi, il piccolo continente di Alkapeca racchiudeva le terre che in seguito hanno formato la Sardegna e il luogo in cui poi si sarebbe elevato il vulcano dell’Arci.
Tutti i fenomeni che hanno formato la geografia attuale, a partire da un unico grande continente sono derivati dal meccanismo che interessa tutta la Terra, chiamato “tettonica a zolle”. La crosta terrestre è infatti divisa in zolle, che galleggiano su una superficie liquida, scontrandosi e respingendosi a vicenda, come delle grandi zattere.
Queste zolle non sono statiche ma si muovono e dove si scontrano si formano montagne e vulcani, dove divergono si ha uno sprofondamento con ingresso dell’acqua e quindi la nascita di oceani e vulcani, dove scorrono in senso laterale si hanno forti terremoti.
Oggi, grazie alle rilevazioni satellitari, possiamo osservare che questi movimenti a noi impercettibili, perché lentissimi, sono continui e vanno da uno a 10 centimetri l’anno.

Lungo le coste franco-iberiche, il piccolo continente di Alkapeca, che era scampato alle spinte e alle tensioni fra i grandi continenti, a partire da 23 milioni di anni fa, all’inizio del Miocene, venne frammentato in quattro piccole zolle continentali: il continente Sardo-Corso, le Cabilie, le Baleari e la Calabria, che da allora cominciarono ad allontanarsi fra loro seguendo la formazione dell’attuale Mediterraneo.
La Sardegna e la Corsica ruotarono in senso antiorario verso il centro del Mediterraneo, mentre le Baleari in senso orario. Solo successivamente, le Cabile e la Calabria raggiunsero i luoghi in cui oggi si trovano, l’Algeria e lo zoccolo della penisola italiana.
OligoceneGrazie allo studio del paleomagnetismo, emerse che a partire da 23 milioni di anni fa, la Sardegna subì una rotazione in senso antiorario di 45° rispetto all’Europa. Oggi sappiamo che la Sardegna si muove verso Sud-Est “solo” di circa 2 centimetri l’anno.
In seguito al distacco dell’Isola dalle coste spagnole, a causa delle potenti forze tettoniche distensive che si liberarono, nella zolla sarda cominciarono a formarsi numerose fratture. Queste causarono una lunga depressione (rifting), profonda diverse centinaia di metri, che dal golfo di Cagliari arrivava fino a quello dell’Asinara. In conseguenza di ciò, il mare fece il suo ingresso trasformando l’isola in arcipelago, dove iniziarono a depositarsi grandi quantità di sedimenti marini.
Attraverso quelle fratture vennero eruttate nel fondo di quel mare interno, ingenti quantità di magma (basalti) che si intercalarono ai sedimenti marini. Nella zona in cui oggi si trova il Monte Arci, si formò un grande vulcano sottomarino.
Si era formato così, nel corso del Miocene inferiore, il massiccio del Monte Arci, che partendo dall’attuale Comune di Masullas si estendeva per oltre 30 chilometri verso nord, e oltre 7 chilometri di larghezza.
Lave a pillowQueste eruzioni di lava in ambiente sottomarino, raffreddandosi hanno dato origine alle cosiddette “pillow-lava”, in italiano lava a cuscino. Un bell’esempio è il Mega-pillow denominato Su Carongiu de Fanari visibile ancora oggi nella periferia orientale di Masullas.

La storia geologica di quest’area della Sardegna accaduta tra i 20 e i 15 milioni di anni fa, viene raccontata attraverso i rinvenimenti di rocce, minerali e fossili nelle campagne di Masullas e nei paesi limitrofi.

I DIASPRI dall’attività vulcanica a Masullas. Si tratta di marna (roccia sedimentaria d’ambiente marino) che ha subito un processo di metamorfosi dovuto al forte calore presente in prossimità del vulcano Arci e ad acque calde ricche di silicio. I più interessanti diaspri ritrovati in quest’area sono quelli a bande colorate e quelli chiamati Bruneau.

Minerali di origine idrotermale nel Monte Arci. Quando l’acqua piovana arriva in profondità della crosta terrestre e in prossimità del vulcano produce acqua termale, questa raffreddandosi deposita i sali minerali di cui è ricca, producendo diverse specie minerali. Questo è successo in conseguenza dell’attività dell’Arci, dando origine ad interessanti minerali: QUARZO, CALCEDONIO, ANALCIME, FLUORITE, CALCITE in grandi cristalli.

I FOSSILI nel mare di Masullas e dintorni. Tra un’eruzione e l’altra del grande vulcano, durante i milioni di anni trascorsi, la vita in questo mare prosperò. Oggi possiamo affermarlo grazie al ritrovamento di numerosi fossili, conservati nelle rocce della Marmilla.
E’ fossile ogni resto o traccia di organismo animale o vegetale vissuto in epoche precedenti alla nostra, conservato negli strati della crosta terrestre come impronte o modelli naturali, che abbiano subito, anche parzialmente i normali processi di trasformazione delle rocce. Ci racconta la flora e la fauna esistente i passato, il ritrovamento di bivalvi, mitili, ricci, pigne.

BARRIERE CORALLINE intorno al nascente Arci. In tutti i mari europei, come intorno al nascente Arci il clima tropicale favorì la formazione di barriere coralline, atolli e lagune.

I PESCI. Nelle marne presenti nei dintorni di Masullas, e nei paesi della Marmilla, si possono osservare i resti di pesci, come squame, dentini e ossa ma il ritrovamento documentato in questo museo è da considerarsi del tutto eccezionale per la Sardegna. Sono esposte, infatti, delle lastre di pesci che raccontano di un episodio catastrofico, accaduto intorno ai 18-20 milioni di anni fa la cui testimonianza è arrivata fino a noi come fossile.

Il secondo ciclo eruttivo, da 5 a 1,8 milioni di anni fa. Dopo un periodo di stasi, l’attività eruttiva del nostro vulcano riprese violenta, con fuoriuscita di lave attraverso fessure aperte nella crosta e lungo nuovi camini vulcanici. In questo modo i vecchi rilievi erosi nel tempo, vennero ricoperti da imponenti strati di colate di lave diverse fra loro. Si avvicendarono lave acide quali rioliti, e trachiti.
Si deve alle colate di rioliti la deposizione dell’ossidiana, “l’oro nero dell’antichità”, utilizzato a partire da 8 mila anni fa per la produzione di utensili e armi.
Infine prima di spegnersi definitivamente, intorno a 1,8 milioni di anni fa, si riversarono imponenti colate di basalti che contrassegnarono, con i loro tavolati (Monte Arci e le giare) l’attuale paesaggio.

Sala flù. In questa sala sono presenti i curiosi minerali fluorescenti.

Sala didattica. Aula dedicata ai bambini delle scuole di ogni ordine e grado, in cui si potrà conoscere, attraverso degli esperimenti le proprietà dei diversi minerali conosciuti durante la visita guidata. Diverse attività esperenziali porteranno gli studenti ad approfondire alcuni argomenti, ad iniziare a conoscerne altri, così da iniziare ad appassionare i geologi del futuro!



Cooperattivamente
Masullas Comunità Ospitale
Museo I Cavalieri delle colline
Museo dell''Ossidiana – Pau
Aquilegia - Museo di Storia Naturale di Cagliari
Museo dell'arte mineraria di Iglesias
Borghi autentici d'Italia
Global UNESCO Network of Geoparks
Geoparchi